Fortunatamente la decisione che è arrivata dalla regione conferma quanto espresso un paio di settimane fa: l’autostrada Tirreno Brennero non è una priorità di prima fascia. La speranza è che questa scelta non sia dettata da una scarsità di risorse, bensì dal cambio di idea di sviluppo. Purtroppo in Italia è ancora ampio il fronte di chi crede che la ripresa debba fondarsi sulla spesa pubblica e in particolare sulle cosiddette grandi opere. Si tenta disperatamente di applicare ricette da dopoguerra, mentre il mondo è profondamente cambiato. Mi piacerebbe che l’attenzione che viene posta a opere come la Ti-Bre fosse piuttosto dedicata a ciò che può davvero rendere il nostro Paese competitivo, a cominciare dagli investimenti in ricerca e sviluppo. Ricordo un’intervista ad Augusto Marietti fondatore di Mashape, una delle tante startup di successo della Silicon Valley. Parlando dell’Italia ha detto che vede questa rivoluzione tecnologica come una grande onda e noi non solo non tentiamo di cavalcarla, ma stiamo fermi aspettando che ci travolga. Ora non credo che lo sviluppo dell’economia passi solo per la tecnologia e internet, ma di certo non è grazie a una colata di cemento che fa risparmiare 30 minuti a chi va verso Verona che diventeremo più competitivi. Il mondo sta cambiando ai 100 all’ora, le barriere si stanno abbattendo, i mercati diventano sempre più ampi e noi siamo ancora a discutere su progetti degli anni 70.