Ci risiamo. Anche questa volta tutti dichiarano di aver vinto. E’ una delle abitudini più fastidiose della politica italiana quella di non ammettere mai una sconfitta. Ma se in passato non ho lesinato critiche anche per questo motivo (vedi regionali del novembre scorso), questa volta l’analisi è totalmente è differente. E’ vero, siamo ancora al di sotto del risultato di febbraio 2013 e ancora più lontani dai numeri necessari per governare. Ma ciò che vedo, finalmente, è un’inversione di rotta. Il Movimento è stato in calo per lunghi mesi e qualcuno lo dava addirittura per finito. Queste amministrative, con l’eterogeneità del caso, ci dicono invece che – nonostante l’exploit della Lega – abbiamo saputo raccogliere cifre importanti più o meno ovunque. Credo che non sia un caso e che sia il frutto di un ottimo lavoro.

A livello parlamentare si è intrapresa una strada che considero positiva e che auspicavo da tempo. La televisione, volenti è nolenti, si è dimostrata mezzo fondamentale per raccontare il lavoro fatto. Per parecchi mesi (per non dire qualche anno) la TV è stata vista come il mezzo del potere al quale non bisognava omologarsi. Ora ci si è resi conto che, usata nel modo giusto, è un mezzo indispensabile. I parlamentari si sono presi il gusto spazio e si è riusciti a veicolare ciò che si sta facendo – come la legge sugli ecoreati – e ciò che si vorrebbe fare – come il reddito di cittadinanza -. E lo si è fatto in maniera sobria ma decisa. Il miglioramento da questo punto di vista è sotto gli occhi di tutti. Complimenti quindi ha chi ci ha lavorato.

Resto convinto che l’obiettivo debba essere andare al Governo e con questa leggere elettorale è tutt’altro che impensabile. Ma serve proseguire questo percorso che è ancora lungo. Ciò che ho cercato di raccontare instancabilmente in questi 3 anni è che stare in maggioranza non è la stessa cosa che fare opposizione. I voti pesano terribilmente di più e un voto disallineato dal gruppo in minoranza non produce gli stessi effetti che produce in maggioranza. Servono regole chiare sulla gestione interna, il direttorio da solo non può farcela. Lo stesso Di Maio ha una serie di compiti da assolvere (vicepresidente della camera, responsabile delle amministrazioni locali e “frontman” nella comunicazione) oggettivamente inconciliabili fra loro. Il tabù della non-organizzazione interna è stato rotto da qualche mese ormai, è il momento di crescere anche sotto questo aspetto per puntare concretamente al Governo di questo Paese. Avanti tutta.